Dalle Sabbie del Tempo

La Storia dietro l’Opera “Zarqa Al-Yamama”

Introduzione alla Serie

Il debutto della prima opera del Regno dell’Arabia Saudita ha avuto luogo il 25 aprile 2024 nella sua capitale Riad, al Centro Culturale Re Fahd. In qualità di copista e grafico editoriale del compositore dell’opera, Lee Bradshaw—potete leggere la sua intervista qui—, ho avuto l’onore di essere testimone dell’ultima settimana di prove e preparazioni, e della prima esibizione pubblica.

Questo trio di articoli coprirà i seguenti argomenti:

  1. Resoconto storico della storia dietro l’opera. Analizzeremo fatti, miti, e fonti.
  2. Sinossi dell’opera. Vedremo come la storia è diventata un libretto, e come questo è stato in seguito adattato per potere essere rappresentato sul palcoscenico.
  3. La Musica. Finalmente, andremo a fondo nell’opera, scena per scena, analizzando l’evoluzione dei temi musicali mentre si dipanano attraverso la storia.

Prima di cominciare, ci tengo a precisare che questi articoli verranno offerti in italiano e in inglese. Il totale silenzio mediatico riguardo quest’opera da parte della stampa italiana è qualcosa che posso solamente definire come vergognoso. Indipendentemente dalle ragioni dietro questo silenzio, ciò che è accaduto a Riad è storia, e come tale merita di essere raccontato.

La Storia in Nuce

La leggenda di Zarqa Al-Yamama è, con ogni probabilità, la storia più conosciuta e raccontata tra il popolo arabo. Zarqa era una saggia veggente della tribù di Jadīs—a sua volta sotto il giogo del re della tribù di Ṭasm—, capace di prevedere gli eventi tre giorni prima della loro venuta e di comunicare con gli spiriti del passato e del futuro. Secondo la storia, Zarqa predisse lo sterminio della propria tribù ma non le credettero e condivise il triste fato di Jadīs ad opera del re himyarita Ḥassān.

La figura di Zarqa è presente in così tante fonti che è difficile credere lei fosse solo una leggenda. Ad ogni modo, la storia di queste tribù è ambientata nel Quinto Secolo d.C., ovvero, per contestualizzare, durante il tramonto dell’Impero Romano d’Occidente.

La Storia Completa

Il Contesto Storico

Prima dell’espansione del Califfato dei Rāshidūn (632–661), la parola “arabo” faceva riferimento a qualunque delle tribù stanziate nella penisola arabica, nel deserto siriano, e nella Mesopotamia settentrionale ed inferiore. Questa storia, o leggenda, fa dunque parte del folclore pre-islamico del popolo arabo e deve avere avuto luogo prima della fondazione del Regno di Kinda, una specie di iniziativa di confederazione incoraggiata dall’entità più potente della regione, il Regno Himyarita (grossomodo l’odierno Yemen). Dal nostro punto di vista occidentale, siamo a conoscenza di come i Romani chiamassero quelle regioni: l’odierno Yemen veniva definito “Arabia Felix” (l’Arabia felice), mentre le ampie distese desertiche al di là erano semplicemente “Arabia Magna” (la grande Arabia).

Gli Arabi Estinti

Nell’opera assistiamo a diverse comparse degli “Arabi Estinti”, rappresentati dal coro fuori scena. Sarebbe riduttivo considerare questo come un semplice artificio scenico atto a spingere in avanti la narrazione, ma non è così. Una veloce ricerca mostra come questa “etichetta” esistesse già nel XIV secolo, momento in cui i genealogisti arabi si riunirono per mettere ordine tra i propri antenati.

Al-Arab al-Ba’ida (in arabo: العرب البائدة), ovvero “gli Arabi Estinti”, rappresentano un antico gruppo di tribù dell’Arabia preislamica che includeva, tra le altre, le tribù di Ṭasm e di Jadīs. Nell’Enciclopedia dell’Islam (unicamente in lingua inglese, Vol. 2, pagina 368), la tribù di Jadīs ha una sua voce, sillabata “Djadīs”, nella quale si rimanda alla voce “Ṭasm”. Questo ci fornisce un indizio su quale potesse essere la relazione tra le due tribù.

Il quarto volume (“I Regni Antichi”) della “Storia di al-Ṭabarī1”, un mastodontico lavoro in 39 volumi completamente tradotto in inglese grazie al contributo dell’UNESCO, contiene un capitolo dedicato alle tribù di Ṭasm e di Jadīs. Al suo interno, apprendiamo diversi dettagli:

  1. Questo periodo nella storia araba è conosciuto come il “Periodo dei Principi Regionali”
  2. L’estinzione della tribù di Jadīs è avvenuta per mano del re Ḥassān bin Tubba’, uno dei regnanti della regione di Himyar, contemporaneo dei re persiani.
  3. Grazie a questo dettaglio, possiamo fissare gli eventi tra il 410 ed il 450 d.C., epoca in cui questo re governò sugli Himyariti.

Coordinate geografiche: la regione di al-Yamama

La regione che noi oggi chiamiamo al-Yamama[h] si trova nella porzione centro-orientale del Regno dell’Arabia Saudita, appena ad ovest del Bahrein. Al tempo dei fatti, essa era conosciuta con il nome di Jaw[w] ed era una terra coltivata ed estremamente fertile, una terra prospera, generosa, ricca di meravigliosi frutteti e di alti castelli2.

Le tribù di Ṭasm e Jadīs

Le tribù di Ṭasm e Jadīs erano due tribù cugine che si insediarono in quest’area già intorno al 110 a.C. Al tempo degli eventi dell’opera, entrambe le tribù erano governate dal maligno e tirannico re di Ṭasm, chiamato ’Amlūq3. Si narra di come maltrattasse ed umiliasse ripetutamente i membri della tribù di Jadīs. Il punto forse più debole della storia consiste nel fatto che il casus belli parte dall’assunto che questo malvagio sovrano applicasse lo ius primae noctis ad ogni vergine di Jadīs. Grazie all’aiuto della storiografia moderna, sappiamo che non ci fu mai una legge scritta che sancisse questo tipo di diritto da parte di un sovrano, in nessuna civiltà. Il concetto stesso di “ius primae noctis” è documentato per la prima volta nel XIV secolo, e si è sempre trattato o di un’ipotesi o di uno strumento di propaganda contro un certo avversario politico o militare. Con questo non si intende che un tale atto non potesse avvenire o non fosse mai avvenuto; semplicemente, non venne mai tradotto in legge.

La tribù di Jadīs sopportò questi abusi fino a quando venne il turno di una poetessa della tribù, di nome Al Shumoos. Uscendo dalla camera da letto del re ‘Amlūq con le vesti a brandelli e coperta di sangue, Al Shumoos tornò dalla sua tribù e parlò dinnanzi a loro, chiedendo come potessero mai accettare una tale umiliazione4. Suo fratello, il nobile di Jadīs Al Aswad bin Ghifār, accolse il suo appello e convinse la tribù a sollevarsi contro questo fatto e di respingere l’umiliazione5.

Al Aswad era cosciente di non poter sconfiggere Ṭasm sul campo di battaglia, ed ideò quindi uno scaltro stratagemma. Avrebbero organizzato una festa alla quale il re e tutta la sua tribù sarebbero stati invitati. Questi avrebbero dovuto lasciare le loro armi all’ingresso della tenda, mentre i membri di Jadīs avrebbero nascosto le loro spade sotto la sabbia. Ognuno dei Jadīs si sarebbe seduto di fianco ad uno dei Ṭasm, pronto a colpire. Re ‘Amlūq giunse con il suo seguito, ignari di ciò che li attendeva, e vennero massacrati a sangue freddo. I pochi sopravvissuti fuggirono verso Sud, arrivando alla corte del re di Himyar, Ḥassān bin Tubba’. Uno di essi si chiamava Riyāh b. Murrah e diventerà importante tra poco.

Il genocidio degli Jadīs

Re Ḥassān aveva sempre voluto espandere il suo regno verso nord per includere la regione di Jaww (conosciuta anche come al-Qaryah) e aspettava solo un’occasione come questa per preparare la sua armata all’invasione. Mentre marciavano, Riyāh si avvicinò al re per avvertirlo riguardo sua sorella, la quale era sposata con un uomo di Jadīs, chiamata Zarḳā’ (letteralmente “la donna dagli occhi blu”) in alcune fonti, in altre semplicemente al-Yamāmah. Riyāh rivelò come “nessuno sulla terra avesse una vista più acuta di quella di sua sorella”6, e che lei avrebbe visto un cavaliere avvicinarsi con tre giorni di anticipo. Suggerì, quindi, che ogni uomo di Himyar sradicasse un albero, lo tenesse di fronte a sé, e procedesse in questo modo. Un’altra fonte afferma che Riyāh disse a Ḥassān di prendere le foglie delle palme e di nascondere il suo esercito dietro di loro nottetempo.

Persino con questo stratagemma, la veggente dagli occhi blu riuscì a notarli e provò ad avvertire i Jadīs, dicendo come gli himyariti fossero in marcia verso di loro. Quando la sua gente le chiese cosa avesse visto, lei rispose enigmaticamente: “vedo alberi marciare verso di noi”. In uno stile che ricorda l’omerica Cassandra, la tribù di Zarḳā’ non credette al suo avvertimento e, la mattina seguente, vennero massacrati dall’esercito di re Ḥassān. Tutti gli adulti vennero giustiziati, mentre i bambini vennero imprigionati ed in seguito venduti come schiavi.

Il neoeletto re di Jadīs, Al Aswad, riuscì brevemente a fuggire sulle montagne, ma venne presto riconosciuto da un bandito e ucciso. Riyāh pregò Ḥassān di risparmiare la vita di sua sorella, ma invano. Il re le fece cavare gli occhi e la fece in seguito crocifiggere. Nei suoi occhi trovarono vene annerite e quando il re chiese a Zarḳā’ che cosa fosse quella sostanza nera, lei rispose:

Si tratta di una minuscola pietra chiamata antimonio, la usavo per colorare le palpebre.

La sostanza usata da Zarḳā’ è conosciuta oggi come al Athmad, un tipo di kohl conosciuto per le sue proprietà migliorative della vista. Si pensa che lei sia stata la prima persona ad usare l’antimonio per colorarsi le palpebre. Gli arabi lo acquistano ancora oggi nei mercati locali per la stessa ragione, e circola ancora il detto “acuto come la vista di Zarḳā’”.

In seguito a questi eventi, re Ḥassān stabilì che Jaw avrebbe dovuto cambiare nome in “al-Yamāmah”. Proseguì quindi nella sua opera di conquista, attaccando una tribù di Amalechiti, i quali soffrirono la stessa sorte dei Jadīs.

Conclusioni

Si conclude qui la prima parte di questa trilogia di articoli sull’opera Zarqa Al-Yamama. Nella prossima parte ci immergeremo nel processo di creazione del libretto d’opera e in come la storia è stata adattata per il palcoscenico.

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Alla prossima, e grazie!

Michele

  1. Potete leggere di più su questo capolavoro, in inglese, qui: https://en.wikipedia.org/wiki/History_of_the_Prophets_and_Kings, e sul suo autore qui: https://en.wikipedia.org/wiki/Al-Tabari
  2. The History of al-Tabari, Vol. IV, p 151, State University of New York Press.
  3. Alcune fonti lo chiamano Imleeq o Imlooq. Entrambi derivano da Al Amaleeq, una tribù araba che viveva in Oriente, che si dice fosse discendente del profeta Noè.
  4. https://www.omanobserver.om/article/11056/Opinion/the-story-of-blue-eyed-woman-of-yamama
  5. The History of al-Tabari, Vol. IV, p 152.
  6. Ibidem.

Published by Michele Galvagno

Professional Musical Scores Designer and Engraver Graduated Classical Musician (cello) and Teacher Tech Enthusiast and Apprentice iOS / macOS Developer Grafico di Partiture Musicali Professionista Musicista classico diplomato (violoncello) ed insegnante Appassionato di tecnologia ed apprendista Sviluppatore iOS / macOS

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